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Il coraggio di costruire la Pace

2 giugno 2011 Nessun commento

L’augurio…      è di osare, d’aver il coraggio di tendere la mano al proprio nemico, a chi vuole  la  guerra,  per dissuaderlo  e lottare insieme per la libertà, la verità, la giustizia,la pace. ~ Giuseppe Bumbaca

Anche nel carcere, anche in un carcere della Calabria si può essere operatori di pace.

Ma come ?

Non con l’indifferenza. Non pensando che il carcere sia un luogo dove si possono lasciare uomini e donne a consumare un tempo della vita senza la prospettiva di rientrare a far parte della vita della comunità con altre basi  e valori.

Non dimenticando le ferite recate alla società, ad altri uomini e donne, ferite che hanno rotto legami di solidarietà, di giustizia, di libertà e di pace.

Perché ci sia pace si deve recuperare almeno il patto di solidarietà e di giustizia tra gli uomini e le donne che può far progredire le libertà di ognuno.

Come operatori penitenziari come appartenenti alla polizia penitenziaria, siamo impegnati ad offrire in nome della giustizia e delle leggi questa opportunità di solidarietà e di reinserimento.

A volte, anche negli istituti penitenziari calabresi continua però a vigere il vecchio ordine, si riproducono gli stessi rapporti e gerarchie fra gli uomini fondate sul silenzio, sulle omertà, sull’antagonismo fra i valori degli “uomini di rispetto” e i valori della giustizia e della solidarietà tra le persone.

Come nella comunità civile, a volte anche nella comunità penitenziaria gli uomini e le donne possono far prevalere il proprio ordine, in cambio della quiete, del silenzio, della rimozione del conflitto.

Così non c’è giustizia, ma il cancro sui tessuti della giustizia, per i poteri che ne sanno approfittare.

Così non c’è liberazione dai bisogni degli uomini e delle donne, ma la cooptazione dei deboli al linguaggio della violenza e la distribuzione dei favori.

Così non c’è pace, ma l’ordine imposto dalla forza e dai poteri illegali.

Per prevenire ed arginare questo degrado occorre straordinaria forza e motivazione.

La grande maggioranza dei lavoratori degli istituti penitenziari calabresi, calabresi essi stessi, questa motivazione ce l’hanno.

Hanno rivendicato con consapevolezza una nuova identità che stenta ad affermarsi.

Lo Stato stesso non pone in atto con coerenza e determinazione le proprie riforme.

Il carcere, come molte istituzioni, non ha bisogno di maggiore autorità, ma di supportare con certezza la propria azione con le risorse e i propri uomini e donne migliori.

Donne e uomini che lavorano in un posto difficile quale è il carcere e che hanno bisogno del sostegno della società civile e delle istituzioni che operano in terra di Calabria.

Gerace, 2 giugno 2011

                                                                                                          Giuseppe Cusato

Intervento di Giuseppe Cusato – operatore di polizia penitenziaria – alla “Giornata diocesana in ricordo delle vittime della violenza” organizzata dalla Commissione “Giustizia e Pace”, che ha invitato a partecipare alla cerimonia, svoltasi  nella Chiesa di San Michele de’ Latinis,  «quanti hanno a cuore la pace e la giustizia e vogliono ricordare nella preghiera chi è stato sottratto vilmente alla vita dalla mano di Caino».

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